Bernard-Henri Lévy, GLI ULTIMI GIORNI DI CHARLES BAUDELAIRE –

henri_levy-tau-1“L’agonia di un poeta, il poeta maledetto, nella camera d’un alberghetto di Bruxelles, distrutto ormai dalla lue, che ha roso il suo corpo e ormai distrugge la ragione e l’uso stesso della parola: il romanzo ha la fedeltà d’una puntuale ricostruzione, ma anche la libertà dell’immaginazione, che vuole scrutare e sciogliere un mistero. Che cosa è accaduto, in quelle ore estreme, nella mente dell’autore dei Fiori del male? Come è rivissuta tutta la sua storia nel film della memoria? Il Levy romanziere e detective dell’anima pedina l’ultimo Baudelaire nei bassifondi e nei cenacoli letterari, nei giorni e nelle notti della sua esistenza perduta. L’inchiesta raccoglie poi testimonianze estorte con inquisitoria spietatezza: Jeanne Duval, compagna di perdizione, un ambiguo discepolo di Sainte-Beuve, un’affittacamere e un editore. Ciascuno con il suo stile e il suo punto di vista, concorrono a comporre il quadro. Lévy ritrova i suoi temi prediletti, quelli dell’astuzia, della virtù e della caduta, la letteratura come vendetta sulla vita, la tragedia dell’incompiuto, il grande mistero della creazione artistica.” [risvolto di copertina].

p.289 “..Poi, vedendo che queste informazioni mi appassionavano e che le trascrivevo fino all’ultima sillaba, cominciò a rivelarmi in che modo, concretamente, avesse poetato. Certi scrittori cominciano dalle parole, dalle frasi.
Certi scrittori fissano, prima di scrivere il primo verso, il significato d’insieme, il concatenamento delle loro idee. Lui no! Se ne infischiava delle parole! Se n’impipava del significato! E cominciava…Doveva davvero dirmi da dove cominciava? Cominciava dai vuoti. Sì, dai vuoti. Dagli spazi, se preferivo. Disponeva alcune parole chiave sulla pagina vergine…Lui sparpagliava qualche suono, qualche idea di rima su tutto il foglio. E solo più tardi, molto più tardi, dopo aver trovato i ritmi e il motivetto, gli venivano le frasi. Avevo preso nota della parola motivetto? Potevo aggiungere ritornello. Perché quando scriveva somigliava a un compositore di musica. Oppure a un pittore che disegna o scarabocchia i suoi schizzi..Le sue minute ricordavano gli abbozzi di Delacroix. Avevano lo stesso tono. La stessa storia. E la stessa strana mania gli impediva di cominciare veramente fino a quando non riusciva a figurarsi con un gesto l’andamento che avrebbe avuto la poesia. Scrivere con gesti. Pensare con rumori. Prima c’è il gesto e dopo viene la melodia. Théophile [Gautier, ndc.] diceva che avrebbe messo la punteggiatura fin sotto le mani del boia. Ebbene, lui era il boia di se stesso e l’unico scrittore, senza dubbio, che scrivesse la punteggiatura prima delle parole..”

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Bernard-Henri Lévy, GLI ULTIMI GIORNI DI CHARLES BAUDELAIRE – romanzo, @ 1988, traduzione di Gaspare Bona, Novara, De Agostini, 1989, pp.1-355

p.17 Il monologo della signora Lepage
p.50 Il racconto di Charles Neyt
p.126 Il diario di Jeanne Duval
p.189 Lettera di Auguste Poulet-Malassis al narratore
p.265 Lettere della signora Aupick [madre di Baudelaire, sposa in seconde nozze del generale Jacques Aupick]. p.321 Il racconto di padre Dejoncker


Beppe Ottone

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