James Joyce, ULISSE

whdi Beppe Ottone

Spicca, fra gli altri, l’ultimo capitolo, svolto nei modi del monologo interiore.

“..Oh quanto chiasso se fosse tutto qui il male che facciamo in questa valle di lacrime lo sa Iddio che non è poi un gran che tutti lo fanno solo che non si fanno vedere io penso che questo è quel che si pensa ci sta a fare una donna o Lui non ci avrebbe fatto come ci ha fatto così attraenti per gli uomini poi se vuol baciarmi il sedere mi spalancherò le mutande e glielo spiattellerò in faccia grosso al naturale mi ci può infilar dentro la lingua per 7 miglia già che c’è dalla parte marrone dopo gli dico che voglio 1 sterlina o magari 30 scellini gli dirò che voglio comprarmi della biancheria intima e se me li dà be’ non sarà così cattivo non glieli voglio spillare tutti come fanno le altre avrei potuto benissimo scrivermi più d’una volta un bell’assegno metterci il suo nome per un paio di sterline quando s’è dimenticato di chiuderlo tanto non li spende me lo farò venire sul didietro purché non mi sporchi le mutande buone. Oh mi pare non ci si possa nulla farò l’indifferente 1 o 2 domande capirò subito dalle risposte quand’è in queste condizioni non tiene nulla per sé lo conosco a menadito stringerò bene il sedere e mollerò qualche parolaccia snasaculo e leccami la merda o la prima pazzia che mi viene in testa poi gli suggerirò di sì Oh un momento ragazzino ora tocca a me sarò allegra e cordiale per l’occasione. Oh mi scordavo quest’accidente sangue del diavolo puah non si sa se ridere o piangere siamo un bel misto di mele e susine no mi dovrò mettere la biancheria vecchia tanto meglio sarà più stuzzicante non saprà mai se è lui che l’ha fatto oppure no ecco il primo vecchio straccio che capita per te va bene e poi me lo pulirò di dosso come un pezzo di merda sua omissione e poi uscirò lo lascerò a guardare il soffitto ora dov’è andata farmi desiderare non c’è altro mezzo due e un quarto che ora bestiale mi dà l’idea che in Cina si stanno alzando a quest’ora e si pettinano i codini per la giornata tra poco le monache suoneranno l’angelus non c’è nessuno che vada a disturbare i loro sonni se non qualche prete per le funzioni della notte la sveglia di quelli accanto al primo chicchirichì si fa uscire il cervello a forza di far fracasso guardiamo un po’ se riesco ad addormentarmi 1 2 3 4 5 che razza di fiori son quelli che hanno inventato come le stelle o la carta da parati di Lombard street era molto più carina quel grembiale che m’ha dato assomigliava un po’ solo che l’ho portato solo due volte meglio abbassare la lampada e provare ancora in modo da alzarsi presto voglio andare da Agnel là vicino a Findlater e farmi mandare dei fiori da mettere per casa nel caso lo portasse qui domani cioè oggi no no il venerdì porta male prima voglio fare un po’ di pulizie la polvere sembra che s’ammucchi mentre dormo poi un po’ di musica e qualche sigaretta posso accompagnarlo prima devo pulire i tasti del piano col latte cosa mi devo mettere porterò una rosa bianca o quelle brioscine di Lipton mi piace l’odore d’un bel negozio di lusso a 7 penny e 1/2 la libbra o quelle altre con le ciliegine e lo zucchero rosa 11 pence un paio di libbre e poi una bella piantina in mezzo alla tavola si trova a minor prezzo da un momento dove le ho viste non è mica molto i fiori mi piacciono vorrei che la casa traboccasse di rose Dio del cielo non c’è niente come la natura le montagne selvagge poi il mare e le onde galoppanti poi la bella campagna con campi d’avena e di grano e ogni specie di cose e tutti quei begli animali in giro ti farebbe bene al cuore veder fiumi laghi e fiori d’ogni specie di forme e odori e colori che spuntano anche dai fossi primule e violette è questa la natura e quelli che dicono che non c’è un Dio non darei un soldo bucato di tutta la loro sapienza perché non provano loro a creare qualcosa gliel’ho chiesto spesso gli atei o come diavolo si chiamano vadano e si lavino un po’ prima e poi strillano per aver il prete quando stanno per morire e perché perché perché han paura dell’inferno per via della loro cattiva coscienza ah sì li conosco bene chi è stato il primo nell’universo prima che ci fosse qualcun altro che ha fatto tutto chi ah non lo sanno e nemmeno io eccoci tanto vale che cerchino d’impedire che domani sorga il sole il sole splende per te disse lui quel giorno che eravamo stesi tra i rododendri sul promontorio di Howth con quel suo vestito di tweed grigio e la paglietta il giorno che gli feci fare la dichiarazione sì prima gli passai in bocca quel pezzetto di biscotto all’anice e era un anno bisestile come ora sì 16 anni fa Dio mio dopo quel bacio così lungo non avevo più fiato sì disse che ero un fior di montagna sì siamo tutti fiori allora un corpo di donna sì è stata una delle poche cose giuste che ha detto in vita sua e il sole splende per te oggi sì perciò mi piacque sì perché vidi che capiva o almeno sentiva cos’è una donna e io sapevo che me lo sarei rigirato come volevo e gli detti quanto più piacere potevo per portarlo a quel punto finché non mi chiese di dir di sì e io dapprincipio non volevo rispondere guardavo solo in giro il cielo e il mare pensavo a tante cose che lui non sapeva di Mulvey e Mr Stanhope e Hester e papà e il vecchio capitano Groves e i marinai che giocavano al piattello e alla cavallina come dicevan loro sul molo e la sentinella davanti alla casa del governatore con quella cosa attorno all’elmetto bianco povero diavolo mezzo arrostito e le ragazze spagnole che ridevano nei loro scialli e quei pettini alti e le aste la mattina i Greci e gli ebrei e gli Arabi e il diavolo e chi sa altro da tutte le parti d’Europa e Duke street e il mercato del pollame un gran pigolio davanti a Lerby Sharon e i poveri ciuchini che inciampavano mezzo addormentati e gli uomini avvolti nei loro mantelli addormentati all’ombra sugli scalini e le grandi ruote dei carri dei tori e il vecchio castello vecchio di mill’anni sì e quei bei Mori tutti in bianco e turbanti come re che ti chiedevano di metterti a sedere in quei loro buchi di botteghe e Ronda con le vecchie finestre delle posadas fulgidi occhi celava l’inferriata perché il suo amante baciasse le sbarre e le gargotte mezzo aperte la notte e le nacchere e la notte che perdemmo il battello ad Algesiras il sereno che faceva il suo giro con la sua lampada e Oh quel pauroso torrente laggiù in fondo Oh e il mare il mare qualche volta cremisi come il fuoco e gli splendidi tramonti e i fichi nei giardini dell’Alameda sì e tutte quelle stradine curiose e le case rosa e azzurre e gialle e i roseti e i gelsomini e i gerani e i cactus e Gibilterra da ragazza dov’ero un Fior di montagna sì quando mi misi la rosa nei capelli come facevano le ragazze andaluse o ne porterò una rossa sì e come mi baciò sotto il muro moresco e io pensavo be’ lui ne vale un altro e poi gli chiesi con gli occhi di chiedere ancora sì e allora mi chiese se io volevo sì dire di sì mio fior di montagna e per prima cosa gli misi le braccia intorno sì e me lo tirai addosso in modo che mi potesse sentire il petto tutto profumato sì e il suo cuore batteva come impazzito e sì dissi sì voglio Sì.”: pp.1022-1025

ulissesJames Joyce, ULISSE, @ 1922, unica traduzione integrale autorizzata di Giulio de Angelis, Milano, Mondadori, 1961, pp.1-1025

p.9 I. TELEMACHIA
p.75 II. ODISSEA
p.787 III. NOSTOS
P.789 Eumeo Il rifugio
p.865 Itaca La casa
p.962 Penelope Il letto

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