Marcel Proust, GIORNATE DI LETTURA

prusdi Beppe Ottone

La pittura nell’età di Proust

“..Invano ci chiediamo quel che Moreau [Gustave Moreau (1826-1898), precursore del Simbolismo e del Surrealismo, ndc.] intendesse fare: lui stesso non poté rispondere entro di sé a tale quesito che dipingendo quella Courtisane sur la terrasse, di sera, o il volo di quel cigno segnalato dalle Muse, immagini quanto più possibile esatte di quel ch’egli intravvedeva, senza dubbio, infinitamente più esatte d’una spiegazione, perché dire quel che intendevamo fare non conta in definitiva nulla (possiam farlo in ogni minuto), mentre per rifare l’idea che ci è apparsa dobbiamo riprender l’ispirazione, cercar di rivederla, d’avvicinarla e di ritrarla..

E il colore di tutto questo, il colore d’un mondo in cui ogni colore ha non già la tinta che ha nel nostro mondo, ma quella che ha in quel quadro”, colori “pensati”, nel tabernacolo della sua “anima interiore”.

“E’ l’età in cui, nei musei, ci piacciono solo i quadri di Gleyre [Charles Gleyre (1806-1874), precursore del Simbolismo, ndc.] e di Ingres, in cui abbiam bisogno di forme ammirevoli, di lune simili a un chifel d’argento in un cielo seminato di stelle, e in cui tutti i colori delle Nozze di Cana [di Paolo Veronese, ndc.] ci appaiono tanto lontani dal mondo della poesia e altrettanto volgari quanto le falde d’un soprabito su una sedia o gli schizzi di vino su una tovaglia.”

Gerard de Nerval

“..Se mai ci fu scrittore agli antipodi dei chiari e facili acquerelli, il quale abbia cercato di chiarirsi laboriosamente a se medesimo, d’intendersi, di chiarire certe sfumature ambigue, certe leggi profonde o certe impressioni pressoché inafferrabili dell’animo umano, esso fu Gerard de Nerval in Sylvie. Questo racconto – che chiamate una pittura ingenua – è, non dimenticatelo, il sogno d’un sogno. Gerard cerca di rammentarsi d’una donna che egli amava nello stesso tempo d’un’altra, che dominava alcune ore della sua vita e che ogni sera, a una cert’ora, lo riprende. E, rievocando quel tempo in un paesaggio di sogno, vien preso dal desiderio di rivedere quel paese, si alza, scende, prende una carrozza a nolo. E, mentre se ne va sobbalzando verso Loisy, ricorda e racconta..

La divina passeggiata mattutina, la visita alla casetta della zia di Sylvie, tutto questo è ben reale. Pure, non dimentichiamolo: la notte prima, egli ha dormito pochissimo, al sereno, e d’un sonno strano, nel quale percepiva ancora le cose, dacché s’è risvegliato avendo ancora negli orecchi il suono della campana del mattino, che pur non ha udito.

Sono, è vero, mattinate reali, ma nelle quali si prova quell’esaltazione per cui la minima bellezza c’inebria, dandoci, sebbene la realtà di solito non possa darlo, un piacere di sogno. Il colore d’ogni cosa ci commuove come un’armonia; ci vien voglia di piangere vedendo che le rose sono rose o, se è inverno, scorgendo sui tronchi delle piante dei bei colori verdi quasi riflettenti; e, se un poco di luce batte su quei colori, come, ad esempio, nell’ora del tramonto, quando il lillà bianco fa cantare la propria bianchezza, ci si sente inondati di bellezza. Nelle dimore dove l’aria vivida della natura ci esalta ancor di più, nelle casette contadine o nei castelli, tale esaltazione è altrettanto viva che nel corso della passeggiata, e ogni oggetto antico che ci rechi un motivo di sogno l’accresce. Quanti castellani dalla mentalità ‘positiva’ debbo aver stupiti così, con l’emozione della mia riconoscenza o della mia ammirazione, solo per aver percorso una scala coperta da un tappeto multicolore o per aver veduto, durante la colazione, il pallido sole di marzo far rilucere i trasparenti colori verdi dei tronchi delle piante del parco e venir a riscaldare il suo pallido raggio sul tappeto presso il gran fuoco, mentre il cocchiere veniva a prender gli ordini per la passeggiata. Tali sono queste mattinate benedette, scavate nella dura pietra delle nostre giornate dall’insonnia, dalla scossa nervosa d’un viaggio, da un’ebbrezza fisica, da una circostanza eccezionale; e che serbano miracolosamente i colori deliziosi, esaltati, e l’incanto del sogno che le isola nella nostra memoria come una grotta meravigliosa, magica e multicolore nella sua atmosfera singolare.”

Balzac

“..Nello stesso modo che s’accontenta di trovar la particolarità destinata a farci capire com’era una determinata persona, senza cercar di fonderla in un tutto artisticamente bello, così Balzac ci presenta degli esempi precisi, invece d’enucleare quel che possono contenere..Similmente, anziché accontentarsi d’ispirarci il sentimento che ci vuol far provare a proposito d’una cosa, Balzac la qualifica immediatamente: ‘Egli ebbe un’espressione spaventosa… Ebbe allora uno sguardo sublime’..

Balzac si serve di tutte le idee che gli passano per il capo, senza cercar di farle entrare, dissolte, in uno stile nel quale esse si armonizzino, suggerendo quel ch’egli intende dire. Si limita a enunciarle: ‘Il signor di Chatelet era come quei meloni che, in una notte, da verdi diventano gialli'; ‘Impossibile non paragonare X… a una vipera congelata’..

Balzac non nasconde nulla, dice tutto.”

Memoria involontaria e risurrezione poetica

“..Mi ricordo che durante un viaggio, dalla finestra del vagone, mi sforzavo d’estrarre impressioni del paesaggio che passava davanti a me. Scrivevo ogni cosa, vedendo passare il piccolo camposanto di campagna; notavo delle strisce luminose del sole sulle piante, i fiori della strada simili a quelli di Le Lys dans la vallée. Più tardi, tentai più volte, ripensando a quegli alberi rigati di luce, a quel piccolo cimitero di campagna, di rievocare quella giornata, intendo dire quella giornata stessa, e non il suo freddo fantasma. Non ci riuscii mai, e disperavo di riuscirvi, quando, l’altro giorno, facendo colazione, lasciai cadere il cucchiaio sul piatto. Si produsse allora un suono identico a quello prodotto dal martello dei ferrovieri che battevano quel giorno sulle ruote del treno, nelle fermate. E, nello stesso minuto, rivisse per me l’ora bruciata e accecante in cui quel rumore era risonato per me, e tutta quella giornata nella sua poesia, da cui restavano esclusi soltanto, acquisiti dall’osservazione involontaria e perduti per la risurrezione poetica, il camposanto del villaggio, gli alberi rigati di luce e i fiori balzachiani della strada.

”Marcel Proust, GIORNATE DI LETTURA – Scritti critici e letterari, a cura di Paolo Serini, Indice dei nomi, pp.301-305, Torino, Einaudi, 1958, pp.1-305

p.13 I. CONTRO L’OSCURITA’
p.19 II. RITRATTI DI PITTORI
p.19 Rembrandt
p.21 Chardin
p.32 Gustave Moreau
p.40 Monet
p.44 III. NOTE DI LETTURE
p.44 Goethe
p.47 George Eliot
p.49 Tolstòj
p.51 IV. RUSKIN
p.51 Ruskin ad Amiens
p.67 John Ruskin
p.101 V. GIORNATE DI LETTURA
p.136 VI. SENTIMENTI FILIALI D’UN MATRICIDA
p.146 VII. GIORNATE IN AUTOMOBILE
p.153 VIII. CONTRO SAINTE-BEUVE
p.153 Il metodo di Sainte-Beuve
p.174 Gerard de Nerval
p.185 Sainte-Beuve e Balzac
p.213 Sainte-Beuve e Baudelaire
p.234 Conclusione

p.245 IX. MEMORIA INVOLONTARIA E RESURREZIONE POETICA
p.252 X. OSSERVAZIONI SULLO STILE.
p.262 XI. A PROPOSITO DELLO STILE DI FLAUBERT
p.277 XII. A PROPOSITO DI BAUDELAIRE


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