Nathaniel Hawthorne, BLITHEDALE- IL ROMANZO DI VALGIOIOSA

valgioNel 1841, a Brook Farm, un gruppo di socialisti – di quel tipo particolare che produsse nel New England l’innesto del fourierismo sul trascendentalismo emersoniano – diede vita a una comunità che si proponeva una rigenerazione sociale mediante la spiritualizzazione del lavoro. Hawthorne vi partecipò e disse poi che quello fu l’episodio più romanzesco della sua vita, “un sogno ad occhi aperti”. Gli associati, uomini e donne, lavoravano la terra in comune e intendevano vivere dei suoi prodotti. In questo ambiente capitano il giovane poeta Miles Coverdale, che narra la storia in prima persona; il suo amico Hollingsworth, un fanatico riformatore, che subordina ogni altro sentimento e dovere alla realizzazione d’un suo progetto per la rigenerazione dei criminali; Zenobia, giovane scrittrice bellissima e appassionata; e una misteriosa ed eterea fanciulla, Priscilla, apparentemente d’umile estrazione, protetta da Zenobia e da Hollingsworth. Quando Zenobia s’accorge che l’interesse di Hollingsworth per lei era essenzialmente fondato sulla speranza di utilizzare le sue ricchezze per attuare il proprio piano filantropico, si uccide gettandosi nel fiume che scorre presso la fattoria.

“..Per quanto arcadi fossimo, il nostro costume era ben lungi dalle giubbe infiocchettate, brache e calze di seta, scarpini legati con roselline finte senza cui non s’immaginano pastorelli e pastorelle nella poesia e nel teatro. A giudicare dal nostro aspetto – sono io il primo a riconoscerlo – c’era da scambiarci piuttosto per una banda di pitocchi o di banditi, che non per una compagnia di gentiluomini lavoratori o per un’accolta di filosofi. Quali si fossero i punti sui quali dissentissimo, si sarebbe detto che a Valgioiosa eravamo venuti con l’unanime proposito, ispirato a una lodevole economia, di consumare i nostri abiti vecchi. Quale esposizione d’indumenti, allorché ci avviavamo ai campi! Giacché dal colletto alto e senza colletto, dalle falde larghe o a coda di rondine, e con la vita a ogni punto tra i fianchi e le ascelle; pantaloni d’una dozzina di epoche successive, con ignobili borse al ginocchio, testimonianze d’umili genuflessioni di chi li portava dinanzi alla dama dei suoi pensieri; – eravamo, in breve, una vivente epitome di mode ormai estinte, nonché il più stracciato corteo d’uomini che avevano conosciuto tempi migliori: l’urbanità in cenci. Poiché molti di noi serbavano una certa aria d’uomo di lettere o di chiesa, c’era da scambiarci per gli abitanti di Grub-street, decisi a procacciarsi il pane quotidiano col lavoro dei campi; oppure la ‘Pantisocrazia’ progettata da Coleridge in pieno esperimento; o ancora, Candide e i suoi variopinti consoci all’opera nel loro orto dei cavoli; o qualunque altro personaggio, insomma, che mostrasse miserevolmente i gomiti fuor delle maniche, e ostentasse le più vistose pezze al fondo dei pantaloni: Avremmo potuto entrare onorevolmente al cencioso seguito di Falstaff. Se ben poco avevamo di che vantarci in fatto d’agricoltura, ognuno di noi, se non altro, avrebbe fatto una magnifica figura come spaventapasseri..”: p.73

Nathaniel Hawthorne, BLITHEDALE – IL ROMANZO DI VALGIOIOSA @ 1852, traduzione di Alessandra Scalero, Postfazione, pp.263-282, di Rossana Rossanda, Milano, Feltrinelli, 1983, pp.1-286


Beppe Ottone

narciso

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