Paul Valéry, QUADERNI, vol. II°

paul“p.3 Impossibilità di studiare il linguaggio in sé. Necessità di situarlo in un ambito speciale detto psichico..Costituisce una delle notevoli singolarità del Campo della Conoscenza. Situato in mezzo ai fenomeni, serve a determinare questi fenomeni con l’ausilio di elementi fissi – ed è fondato non sui fenomeni mentali stessi, ma sulle leggi di esistenza e di successione di questi fenomeni…

p.10 Il linguaggio non ha mai visto il pensiero..

p.11 M’accorgo che la mia ambizione letteraria è (tecnicamente) quella d’organizzare il mio linguaggio in modo da farne uno strumento di scoperte – un’operazione come l’algebra – o piuttosto uno strumento di esposizione e deduzione di scoperte e osservazioni rigorose..
Man mano che ci si avvicina al reale, si perde la parola. Un oggetto può essere espresso soltanto da un nome più grande di lui e che è soltanto il segno della sua molteplicità di trasformazioni implicite – o mediante metafore o mediante costruzioni..Il reale è intrasformabile. Il nome di un oggetto è il segno della metafora più semplice che su di esso (o sull’idea di esso) sia possibile elaborare. Il reale a causa della sua costanza costituisce una base incrollabile.

p.13 In gran parte dei nostri pensieri verbali – e quindi dei nostri scritti – c’è un’enorme porzione di vuoto..

p.15 La lingua non è né povera né ricca, né comoda né scomoda – Ma non è regolare né completa. Non ricopre esattamente l’àmbito che indica – e qua e là lo copre con molte pieghe..

p.16 – Non ho nessun nome – disse una Cosa – e quando tu mi chiami Questo, – tu guardi qualche altra cosa e ti distogli da me-..

p.18 Il linguaggio mi subisce e mi fa subire. Ora sono io che lo piego al mio punto di vista, ora è lui che trasforma il mio punto di vista..
Quale paradosso quest’arte di maneggiare le cose con segni che sono esterni e estranei ad esse! e la cui stessa corrispondenza con esse è completamente arbitraria! Occorre che ogni cosa sia doppiata da un fantasma al quale aderisce il segno, altro fantasma..I segni combinati combinano i fantasmi – e un dispositivo speciale permette di ritornare dai fantasmi alle cose – e d’imporre loro, alle cose – la stessa sorte che i remissivi fantasmi hanno subito in quello strano luogo in cui sono schiavi dei segni.

p.19 La parola come comunicazione dell’uomo a se stesso – l’uomo che è il proprio primo ascoltatore -) come manifestazione dell’accordo interiore che s’è appena compiuto. Spesso essa si forma così rapidamente – che esce fuori ancor prima che io l’abbia intesa. Questo io – ascoltatore dell’io – e giudice – di guisa che fra le parole che esso pronuncia – ve ne sono alcune che riconosce e adotta e econferma come sue ed altre che respinge, maledice, rinnega.
L’uomo spera di superare il proprio pensiero mediante il proprio linguaggio. Vuole e crede nel dire più di quanto non convenga. Quando dice il Mondo egli non possiede, dopo tutto, che un bizzarro brandello di visione, e l’arrotonda sulla sua bocca. Prende di mira il tutto, come il minuscolo occhio una montagna..

p.32 Bisogna cercare, cercare indefinitamente ciò di cui tutto quel che diciamo non è che traduzione.
La funzione del Poeta è quei celebrare nell’atto stesso d’illustrarlo questa stupefacente invenzione, il linguaggio. Fra gli animali parlanti, ve ne sono alcuni più dotati degli altri. Occorre pur pensare a questo: il\ linguaggio ha fatto quasi tutto, e fra le altre cose ha fatto la mente..
Pensare ed esprimere il proprio pensiero sono cose poco discernibili. Non c’è separazione netta. Fra ‘penare’ ed ‘esprimere il proprio pensiero’ non c’è che una sfumatura di linguaggio. In questa sfumatura, è contenuta ed è possibile ogni filosofia, ogni letteratura..

p.70 L’io viene detto io o tu o egli. Ci sono 5 persone in me. La Trinità. quella che dà del tu all’io; quella che lo tratta come Lui..

p.73 La vita trasforma le cose in segni di se stesse..- Se ci si rifà all’osservazione, si è portati al procedimento contrario – si s-minimizza, – si s-nomina.

p.167 Ogni noto designa un ignoto di cui è quasi la superficie. E l’interno della cosa, in questa immagine, – è tutto l’indeterminato che le resta appiccicato.

p.246 Poche menti si preoccupano d’esaminare la domanda prima di fornire la risposta.

p.259 La maggior parte dei problemi filosofici sono tali che se li enunciamo svaniscono..

p.260 Non si può negare né affermare la libertà – poiché non si sa scoprirla, definirla. Ma se la si vuole ammettere – si può osservare che essa è l’improbabile delle statistiche. – . Allora essere libero si definirebbe – esser capace d’agire contro il probabile – per addurre l’improbabile.
Bisogna porre le domande in forma optima. Per questo non tentare di risolvere la domanda così com’è – ma riprendere i dati e addomesticarli.

p.265 La nostra mente, la nostra – coscienza, la nostra memoria, la nostra – vita sono a ogni istante soltanto una probabilità .

p.299 Il senso della parola determinismp ha lo stesso grado di vaghezza della parola libertà..Se la libertà esiste, è certamente così ristretta, le sue occasioni e i suoi interventi così rari, il tempo da lei occupato così breve,- che quasi non vale la pena parlarne -. Essa non sarebbe altro che un balzo per saltare da una necessità a un’altra..

p.351 Il caso è un effetto di luce, che illumina una selce fra le altre d’un selciato.

p.365 L’invenzione degli anestetici è anti-metafisica.

p.422 Lo spiritualismo è la ‘dottrina’ che consente il più piccolo e il più misero sforzo dello spirito.”

ii-vPaul Valéry, QUADERNI, vol. II°, @ 1929, a c. di Judith Robinson-Valery, traduzione di Ruggero Guarini, In copertina: Athanasius Kircker,Phonurgia nova, Campidonae, (1673). Milano, Adelphi, 1986, pp.1-450

p.IX Nota editoriale
p.3 LINGUAGGIO
p.111 FILOSOFIA
p.433 Varianti e passi inediti della classificazione dei Quaderni
p..439 Note


Beppe Ottone

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