Virginia Woolf, TUTTI I RACCONTI

La scrittrice Virginia Woolf (1882-1941)

La scrittrice Virginia Woolf (1882-1941)

di Beppe Ottone

Le tendine di Tata Lugton

“Tata Lugton dormiva. Aveva emesso un enorme ronfo. Aveva lasciato cadere la testa; spinto gli occhiali sulla fronte; e eccola seduta accanto al parafuoco, il dito col ditale dritto in su, e l’ago con tutti i suoi fili penzoloni; e russava, russava; e sulle ginocchia, a coprire tutto quanto il grembiule, aveva un gran pezzo di stoffa azzurra stampata. Gli animali che la ricoprivano non si mossero finché Tata Lugton non ebbe russato per la quinta volta..L’antilope fece un cenno alla zebra; la giraffa addentò la foglia in cima all’albero; tutti gli animali si misero a dimenarsi e a fare capriole. Il disegno della stoffa azzurra infatti era fatto di plotoni di bestie selvatiche e sotto c’era un lago e un ponte e una città con i tetti tondi e uomini e donnine che guardavano dalle finestre e attraversavano il ponte a cavallo. Ma non appena Tata Lugton russava per la quinta volta, la stoffa azzurra si trasformava in aria azzurra; gli alberi sventolavano le foglie; si poteva sentire l’acqua del lago frangersi; e vedere la gente attraversare il ponte e salutare con la mano dalla finestra. Gli animali cominciarono a muoversi. Per primi l’elefante e la zebra, poi la giraffa e la tigre; seguivano lo struzzo, il mandrillo, dodici marmotte e un branco di manguste; fianco a fianco zampettavano sculettando i pinguini e i pellicani, che si davano frequenti beccate. Al di sopra ardeva il ditale d’oro di Tata Lugton, come un sole; e quando Tata Lugton russava, gli animali udivano il vento mugghiare nella foresta. Scesero a abbeverarsi, e mentre marciavano la tendina azzurra (perché Tata Lugton stava cucendo una tenda per la finestra del salotto della signora Gingham) diventò di erba, e di rose e margherite; con sassi bianchi e neri dappertutto; e pozzanghere, e solchi di carri, e ranocchi che saltavano a gran velocità per timore che gli elefanti li calpestassero. Gli animali continuavano la discesa, scendevano giù dalla collina diretti al lago a bere. E presto si ritrovarono tutti sulla riva del lago, e alcuni si chinavano, altri rovesciavano indietro la testa. Era davvero un bello spettacolo – e pensare che tutto succedeva sulle ginocchia di Tata Lugton mentre lei dormiva, seduta sulla sedia Windsor sotto la luce della lampada – pensare che il suo grembiule era ricoperto di rose e di erba, con tutti quegli animali feroci che ci marciavano sopra, quando Tata Lugton aveva una paura folle perfino a infilare la punta dell’ombrello tra le sbarre delle gabbie allo zoo! Bastava una formica a farle fare un balzo. Ma Tata Lugton dormiva; Tata Lugton non vedeva assolutamente niente. Gli elefanti si abbeverarono; le giraffe brucarono le foglie dei più alti alberi di gingo; e la gente che passava il poste gli gettava delle banane, e lanciava in aria ananas, e bellissimi rotoli dorati ripieni di mele cotogne e foglie di rosa, perché piacevano molto alle scimmie..Nessuno faceva del male alle bestie così carine; molti ne avevano pena; perché era risaputo che fino alla più piccola scimmietta erano stregate..Improvvisamente la vecchia Tata Lugton diede uno strattone alla tenda che si stropicciò. Infatti c’era un moscone azzurro che ronzava intorno alla lampada, e il moscone la svegliò. Tata Lugton si tirò su a sedere e conficcò l’ago nella stoffa. In un attimo gli animali balzarono indietro. L’aria divenne solidamente azzurra. E la tenda giacque perfettamente immobile sulle sue ginocchia. Tata Lugton tirò il filo, e continuò a cucire la tendina per il salotto della signora Gingham.”

Un riepilogo

“Poiché la casa stava diventando troppo calda e affollata, poiché in una notte come quella non c’era pericolo d’umidità, poiché le lanterne cinesi sembravano frutti verdi e rossi appesi nelle profondità d’una foresta incantata, Mr. Berttram Pritchard condusse Mrs. Latham in giardino..L’aria aperta e la sensazione di essere fuori casa stordirono Shasa Latham, quella signora alta, bella, dall’aspetto piuttosto indolente, la maestosità del cui portamento era tale da non lasciar immaginare a nessuno quanto si sentisse completamente inadeguata e maldestra ogni volta che doveva dire qualcosa a un ricevimento..Camminò accanto a Bertram; camminava un po’ come una cerva, con un lieve cedere delle caviglie, agitando il ventaglio, regale, silenziosa, con tutti i sensi all’erta, le orecchie tese, annusando l’aria, come se fosse stata una creatura selvatica, ma perfettamente controllata, che godeva la sua notte..All’improvviso Bertram, che era per natura irrequieto, volle esplorare il terreno, e, saltato su un mucchio di mattoni, sbirciò al di là del muro del giardino. Anche Sasha guardò. Vide un secchio o forse uno stivale. In un attimo l’illusione svanì. Ecco di nuovo Londra; il vasto mondo distratto, impersonale; autobus; affari; luci davanti alle birrerie; poliziotti che sbadigliavano..Rimasero lì, a guardare la stessa casa, lo stesso albero, la stessa botte; solo, avendo sbirciato al di là del muro, e avendo avuto la visione del secchio, o piuttosto di Londra che se ne andava indifferente per la sua strada, Sasha non riusciva più a spargere sul mondo quella nuvola d’oro..Poi si domandò, quale visione è quella giusta? Vedeva il secchio e la casa con le sue finestre parte illuminate e parte no. Pose questa domanda a quel qualcuno che, nella sua umiltà, si era costruita mettendo insieme la saggezza e il potere degli altri. La risposta spesso veniva per caso – le era capitato che gliela desse il suo vecchio spaniel agitando la coda. Ora, l’albero, denudato della sua doratura e della sua maestà, sembrò fornirle la risposta; divenne l’albero d’un campo, il solo in un pantano. L’aveva visto spesso; le nuvole arrossate tra i suoi rami, o i frammenti di luna che lanciavano bagliori irregolari d’argento. Ma quale risposta? Ebbene che l’anima – perché era consapevole del muoversi dentro di lei d’una creatura che cercava la strada per fuggire e che essa momentaneamente chiamava anima – è per sua natura solitaria, un uccello vedovo, un uccello appollaiato in disparte su un albero. Ma ecco che Bertram, prendendola sotto braccio alla sua maniera familiare, poiché si conoscevano da sempre, notò che non stavano facendo il loro dovere e bisognava rientrare..”

La stazione balneare

“Come tutte le cittadine di mare era permeata dall’odore di pesce. I negozi giocattolo erano pieni di conchiglie, con sopra la vernice trasparente, dure eppure fragili. Persino gli abitanti avevano un aspetto conchiglioso, – un’aria fatua come se il vero animale fosse stato estratto dalla punta d’uno spillo e rimanesse soltanto il guscio. I vecchi del lungomare erano conchiglie. Le loro ghette, i calzoni da fantino, i binocoli parevano trasformarli in balocchi. Non potevano esser stati veri marinai o veri cavallerizzi, così come le conchiglie incollate sulle cornici dei portaritratti e degli specchi non potevano aver abitato le profondità del mare. Anche le donne, con i loro pantaloni e le scarpette dal tacco alto e le borse di rafia e le collane di perle parevano gusci di donne vere che la mattina escono a far la spesa. All’una in punto questa fragile lucida popolazione di crostacei si radunava al ristorante. Il ristorante aveva un odore di pesce, l’odore d’un peschereccio che abbia tirato su reti colme di spratti e d’aringhe. Il consumo di pesce in quella sala da pranzo doveva essere enorme. L’odore pervadeva persino la stanza con l’indicazione Signore al mezzanino. Questa stanza era divisa da una semplice porta in due scompartimenti. Da un lato della porta venivano soddisfatte le esigenze della natura; e dall’altro, davanti al lavabo, davanti allo specchio, la natura veniva sottoposta alla disciplina dell’arte. Tre giovani donne si trovavano in questa seconda fase del rituale quotidiano. Stavano esercitando, con piumini da cipria e minuscoli dischetti rossi, il diritto di migliorare la natura, di sottometterla. Uno scroscio d’acqua..La marea alla stazione balneare sembra andare e venire di continuo. Lascia scoperti questi pesciolini, poi li inonda. Poi si ritira, ed eccoli di nuovo, con quell’intenso strano odore di pesce che sembra permeare tutta quanta la stazione balneare. Ma la notte la cittadina ha un’aria molto eterea. C’è un chiarore bianco all’orizzonte. Ci sono crinoline e diademi per le strade. La città è affondata nell’acqua. E soltanto lo scheletro si ritaglia distinto nel cerchio fatato dei lampioni,”

 Virginia Woolf, TUTTI I RACCONTI, traduzioni di Francesca Duranti, Adriana wolfBottini e Masolino d’Amico, a cura e con note di Susan Dick. Milano, La Tartaruga edizioni, 1988, pp.1-341

p.9 Pyllis e Rosamond; p.24 Il misterioso caso di Miss V.; p.27 Il diario di Joan Martyn;  p.64 Un dialogo sul monte Pentelico; p.72 Ricordi d’una scrittrice; p.85 Il segno sul muro; p.94 Kew Gardens; p.102 La festa; p.110 Oggetti solidi; p.117 Simpatia; p.122 Un romanzo non scritto; p.135 Una casa stregata; p.138 La società; p154 Lunedì o martedì; p.156 Quartetto d’archi; p.161 Azzurro e verde; p.165 Un college femminile dall’esterno; p.169 Nel frutteto; p.172 La signora Dalloway in Bond Street; p.181 Le tendine di Tata Lugton; p.184 La vedova e il pappagallo: una storia vera; p.194 Il vestito nuovo; p.203 Felicità; p.207 Antenati; p.211 La presentazione; p.217 Vicini e lontani; p.224 L’uomo che amava i suoi simili; p.231 Una semplice melodia; p.240 Un riepilogo; p.247 Momenti di essere; p.255 La signora nello specchio; p.261 La fascinazione dello stagno; p.264 Tre quadri; p.268 Scene della vita d’un ufficiale della Marina Britannica; p.271 Miss Pryme; p.274 Ritratti; p.281 Lo zio Vania; p.290 La duchessa e il gioielliere; p.290 La caccia; p.299 Lappin e Lapinova; p.308 Il riflettore; p.313 Gipsy, la bastardina; p.323 Il lascito; p.335 Il simbolo; p.335 La stazione balneare.

p.337 Note

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