Non ci provate, ragazzi

Ventrella Vito

Oggi, 6 giugno, 72 morti, 270 nuovi casi di covid-19. Non sono pochi. Guardo giù sulla strada e mi convinco che stanno meglio le formiche. Pochi giorni fa ne ho viste in casa piccole come un puntino di matita, le ho osservate per un po’, giusto per scoprire il loro formicaio. Poi qualcosa mi ha distratto e le ho perse di vista. Uccidere un puntino di matita è la cosa più infelice che mi sia venuta in mente, forse per questo me ne sono dimenticato. È più facile uccidere una lucertola? Neanche. Una mosca? Se ne vedo qualcuna cerco di farla uscire. Una zanzara?
Per le zanzare non ci sono mezze misure. Le uccidi perché ti vengono a cercare. Sembra che non si possa fare a meno.
Mi stupisco quasi sempre quando guardo il coronavirus, cioè la sua immagine ingrandita non so quante volte. Se uno non sa di che cosa si tratta se ne innamora come se si trattasse di un fiore. Come fiore lo porterebbe alla sua fidanzata. Una cosa che suona oscena. Ma stiamo parlando di un’immagine. Il vero coronavirus è invisibile ad occhio nudo, e tutto ciò che non ha un volto ci spaventa. Ci terrorizza l’idea di essere attaccati dall’INVISIBILE. Una formica la puoi fermare, oh sì, è facilissimo. Una mosca pure. Una formica non entrerebbe mai in una vena. Il coronavirus invece è ciò che tenta di fare in ogni momento, giacché non ha altri mezzi per sopravvivere.

Naturalmente, anche se non ce lo dice, una volta entrato in noi cerca di festeggiare i suoi compleanni, darebbe non so cosa per vederci in vita alla festa, giacché si nutre dei vivi non dei morti. Non è che mangi, intendiamoci, assorbe. È come una spugna, ne ha la forma. Assorbe? Nemmeno, in qualche modo si camuffa da amico per non farsi sorprendere dai nostri anticorpi a fare baldoria.

Ma se pensiamo di parlarne umanizzandolo sbagliamo. È necessario invece non perdere di vista le sue dimensioni microscopiche, il che ci permette di essere più attenti nell’approntare le misure per tenerlo alla larga. Più siamo realistici, e più siamo sicuri di farcela nell’erigere tra lui e noi le barriere che gli impedirebbero di raggiungerci – mi immagino il suo orgoglio quando le oltrepassa, queste barriere, io, così piccolo, e così immensamente forte, immagino che si dica.
Ovviamente non è necessario rimpiccolirsi per sfuggirgli. Magari uno pensa: se fossi più piccolo di lui, passerei sicuramente inosservato. Mi dispiace, ma l’unico modo per essere più piccoli di un virus è non esistere. Non ci provate, ragazzi.


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