Friedrich Holderlin, Poesie

friederikdi Beppe Ottone

“I QUERCI”
Dai giardini io vengo a voi, o figli della montagna!
Dai giardini ove la natura convive indulgente e di casa
Con l’uomo industre, allevando e insieme allevata.
Ma voi, voi stupendi, sorgete quale un popolo di titani
In più mansueto mondo e siete solo vostri e del cielo
Che vi nutrisce ed educa, e della terra, che vi ha generato.
Nessuno di voi è andato ancora alla scuola degli uomini
E vi affollate allegri e liberi su dalla forte radice
Stretti in un groppo e afferrate, come aquila la preda,
Con poderoso braccio lo spazio, e contro le nuvole
Serena e grande ergete al sole la cima.
Un mondo è ognuno di voi, come le stelle del cielo
Vivete, ciascuno un dio, in libera lega uniti.
Se potessi soffrire il servaggio, mai invidierei
Questa selva, e mi piegherei docile alla vita socievole,
Se non mi legasse alla vita socievole il cuore
Che non rinunzia ad amare, come vorrei vivere tra voi!: p.91

VANINI
Giulio Cesare Vanini (Taurisano, Lecce, 1585 -Tolosa, 1619). Medico e filosofo. Condannato come bestemmiatore e ateo, ebbe tagliata la lingua e fu arso sul rogo: n.d.c.
”Empio osarono dirti? Con anatemi
Oppressero il tuo cuore e ti legarono
E ti dettero alle fiamme,
O sacro uomo! oh perché non riscendesti
In fiamme dal cielo, il capo
Dei blasfemi a colpire e non chiamasti l’uragano.
Che le ceneri dei barbari
Fuori della terra, fuori della patria gettasse!
Eppure, quella che vivo amasti e t’accolse
Morente, la sacra Natura si scorda
L’agire degli uomini, e i tuoi nemici
Tornarono come te nell’antica pace.: p.129

META’ DELLA VITA
Con gialle pere pende
E folta di rose selvatiche
La campagna sul lago.
O cigni soavi
Ed ebbri di baci
Tuffate il capo
Nella sacra sobrietà dell’acqua.
Ahimè, dove li prenderò io
Quando è l’inverno, i fiori
E dove il solatìo
E il rezzo della terra?
Le mura si levano mute
E fredde, nel vento
Stridono le banderuole.: p.449

INTANTO LASCIAMI VAGARE..
Intanto lasciami vagare
E cogliere bacche selvagge
Per estinguer l’amore di te,
Sui tuoi sentieri, o terra.
Qui dove
E dolci tigli odorano accosto
Ai faggi, di mezzodì, quando nel fulvo grano
La crescita croscia, nel diritto stelo,
E il capo piega la spiga da un lato
All’autunno simile, ma or sotto l’alta
Volta dei querci, ove io medito
E interrogo in alto, il rintocco della campana
A me ben cognito
Di lungi risuona come oro tinnula nell’ora
Che l’uccello risveglia. Così va bene.: p.491

CHE E’ LA VITA DEGLI UOMINI…
Che è la vita degli uomini un’immagine della divinità.
Poiché sotto il cielo vagano tutti i terrestri, essi
Lo vedono. Ma quasi leggendo, come
In uno scritto, l’infinità imitano e la ricchezza
Gli uomini. E’ il semplice cielo
Dunque ricco? Come fiori, sono
Le argentee nuvole. Ma piove di lì
La rugiada e l’umido. Ma quando
Il semplice azzurro è spento, appare
L’opaco, che somiglia al marmo, come minerale,
Indizio della ricchezza.: p.503

IL GRADEVOLE DI QUESTO MONDO…
Il gradevole di questo mondo io l’ho goduto,
Le giovanili gioie sono da tanto, da tanto finite.
Aprile e Maggio e Giugno sono lontani.
Io non sono più nulla, non ho più gusto a vivere.: p.521”

poeFiedrich Holderlin, traduzione e saggio introduttivo di Giorgio Vigolo, Torino, Einaudi, 1958, pp.1-535

Nasce nel Wuittenberg, a Lauffen sul Neckar, nel 1770. Nel 1802-1804 primi accenni di demenza. Nel 1806 H. è affidato al falegname Zinner, a Tubinga, che lo tiene a pensione nella sua torre sul Neckar per 37 anni.. Nel 1843 muore di polmonite.

p.73 Inno alla dea dell’armonia
p.87 1797-1799
p152 Odi e altre forme (1800-1801)
p.235 Elegie (1800-1801)
p.310 Inni (1800-1801)
p.429 1803-1805
p.508 Ultimo periodo
p.533 La vita di Holderlin nelle sue date principali.


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