Il glicine

gliIl glicine

Alto e vescovile,
un fusto di glicine s’inarca
in una bianca scollatura
di Rua S. Mamede che lunga e stretta
sale all’Alfama.

Sguardo mio lo sfiora
che volge all’imbrunire,
negli occhi ho tutta quanta
la sua bellezza, ma…

può, uno sguardo, inebriarsi
di quel che vede senza averti amata?

Se per nascere sono passato
da un ventre di donna,
per vivere ho dovuto rientrarvi
e per conoscere me stesso
guardo negli atri di questa città
dal ciglio dei tuoi occhi.

Sei tu che hai educato il mio
sguardo, non la luce,
tu sei il sole nel quale ho guardato
per sapere dove andare,

e se ti chiudi al sogno
che ho visto e amato nei tuoi occhi
e dal quale sono andato via
per venirti ancora incontro,

se anche tu, donna,
stringi il cuore alle pupille,
cosa sceglierò mai di vedere
per i tuoi occhi?

Pochi di noi guardano ciò
che ad altri la vista non preme,
nessuno vede per non amarsi
in chi lo ha visto,
si ama sempre colei
che ha fatto di noi uno sguardo
da riportarle indietro.

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