Vito Ventrella, INCONTRI A LISBONA

Azulejos in palace "Pousada Palacio de Estoi"

Azulejos in palace “Pousada Palacio de Estoi”

di Beppe Ottone

 

Avenida da Libertade, p.15
“La osservo a lungo, la percorro e ripercorro non so bene quante volte, sicuramente tutti i giorni per tornare in albergo, vorrei trovare le parole giuste per irradiarla, infine penso proprio che di essa si possa
dire senza tema di sbagliare

che è un fuoco d’orgoglio portoghese
acceso in un giorno memorabile,
un altare inverosimile per lunghezza,
respiro di molta gente,
banco di mescita per chi tracanna il vento,
corsa di platani in amore,
passeggiata interminabile.

Un ragazzo può pensare che percorrendo e ripercorrendo l’intrepida possa conquistarne il cuore.”

Azulejos in palace "Pousada Palacio de Estoi"

Azulejos in palace “Pousada Palacio de Estoi”

Azulejos, p.29
“Calma tempesta, onda, occhio azzurro, gioia impubere – azulejos, un liquido fantasticare che ammicca dai cortili e rovescia ai miei piedi infanzie remote, sguardi innocenti.

Oh, quante storie lacustri trasfuse in essi, quanta luce, quante aurore, e le vigorose sorgenti d’acqua, come guizzano dai loro capillari forti e invisibili – cedo, m’abbandono alla rapina d’un’arte vivida e gioiosa.

Verso nel loro occhieggiare le pitture interiori di cui sono geloso, gli stupori infantili, unico sale della mia vita, i miei azulejos.

Ne vedo di corsari venirmi incontro con lieto clamore, felicità indigena che incanta e acclama il viaggiatore
facendone un pirata desideroso di portar via l’ingenuo gioiello – il suo tempo, la sua argilla, il fuoco che ne penetrò il plasma e lo ridusse in memoria immota.”

L’attesa del sottobosco, p.55
“Se l’agro che circonda Lisbona riflettesse meno i secoli per cui sono passati greggi e pastori…- invece tutto identico alla mia madre terra, l’afa, la cavezza, le bestie rintanate chissà dove, come se i pastori,
inservibili agli occhi, lavorassero col cane dei fucili e i cavalli vapore.

Talvolta penso di vedere in giro solo arte, e che una quercia o una rondine non siano più belle viste in cornice e che la cornice sia quest’aria d’abbandono del mestiere superato,

penso di non vedere più assenze, gente di cui si dice che è occupata a fare qualcosa, ma umani disperatamente
presenti, arrivati come treni nella stazione, tutti in procinto di partecipare a non so bene quale concorso.

Vedo tra l’erba e i rovi l’attesa d’un’ombra che prenda le cose alla radice, invano attende, il sottobosco, la terra purgata dei suoi affanni.”

Domenica o la misericordia, pp.62-63
“Le stesse cose viste altrove
hanno le ore con le sopracciglia
ben curate, i capelli biondi,
le labbra colorate,
ma la domenica si mostra ovunque
come il lato trascurato.

Questa miserabile è un fiore
che nella città deserta
ha l’aspetto della Misericordia,
fa da sentinella ad ogni angolo,
vigila sul sodalizio tra il riposo
e la carne, violentemente imprecato
in altri giorni,
oggi distesa come odalisca
in quelle saracinesche abbassate…

Quest’aura carnale e un po’ triste
del generoso fiore,
a tratti sinistra si schiera e abbaglia
lungo la Rua das Janelas Verdes

– ed ero solo per la strada,
assordato dal risparmio delle figure,
il domenicale silenzio ai lati,
le finestre chiuse,
alle mie spalle il sole,
un sole con le fauci spalancate,
pronto a trasformarmi in un gatto giallo.”

La tutela delle rose, p.67
“Non tutti i pensieri muovono verso l’alto. Il Sublime è alla fonda nel porto quale un museo d’arte antiga lambito
da un mare celeste e inattivo.

Talvolta l’anima ascolta un tremore alla radice dell’occhio e ne fa un sacerdote..

Nelle auliche simmetrie del nostro corpo si celebra fervidamente e dalle nenie di sacrifici indisturbati a me salgono
profumi d’incenso.

Stanze colme di preziosi cimeli cedono il passo a giardini umbratili. Anche qui vedo custodi in livrea, ma la tutela delle rose affidata all’indifferenza, elegante come il vestito d’un insetto.

La vera arte ispira riconoscenza.”

il comboio [Treno, convoglio], p.75
“Ogni viaggio ha il suo reliquiario
che ad una lieve pressione
è foglia che quando è secca
si frantuma.

Di qual cupidigia son fieri gli occhi
spogliando gli archi,
i sagrati, i portali e ogni luogo
santo visto la prima volta,
con quale dolce impudicizia
i merli, le colorate, le volte,
le nicchie si sono lasciati ghermire
dai nostri lampi.
Qualche muro perde i suoi frammenti.
Quante generose rapine
in nome dei ricordi.
Alla prima visita
ratto e nozze sono una cosa sola,
portiamo via il bottino
accaldato da sguardi
che delle bellezze infuse
son lascivi e torbidi…
Quanto a me, dopo essermene gingillato,
ho restituito il comboio
che avevo portato via a Cais do Sodré.
Non era che una parola sola,
un treno di colombi sediziosi,
ma non tutte le reliquie hanno
la forma d’un biglietto del metrò.”

Un barbone, p.80
“…Guarda nel velo delle sue nuvole,
vede un soffitto di piume lassù,
dorme ai suoi piedi…”

Gli appunti, p.93
“Annotare non è forse un modo
di spegnere un pensiero?
Se guardo ai luoghi
dove ne ho sepolto la luce,
sono sorpreso dalla loro aridità,
non vi sono che segni zoppicanti,
steli d’erba stenta, grumi di fili, frecce
dirette chissà dove, sassi,
aborti di frasi e una lotta persa
contro tutto ciò che è generico.

Eppure torno spesso in questi
annoiati cimiteri, scavo
per vedere se non tutto è spento,
scopro ogni volta con stupore
ciò che vi è tuttora prigioniero,
imparo a vedere l’immensità
in semi distratti
e tra i segni ritrovati
adoro i dispersi.”

Il mercato chiuso, pp.95-96
“Encerrado, dice il verduraio.
All’ora di pranzo,
nella calma d’un immenso belato,
il mercato è un cimitero,
di verde clorofilla
accovacciato su torsoli e gambi
di fiori e frutta.

Riesco appena a vedere
una mano che rimette la cernia
al gancio nel frigorifero,
poi uno sguardo desolato
chiude tutti gli ingressi
e non v’è nulla in giro con cui consolarsi,
il sole, forse,
ma il sole è come la neve
quando non sa cosa riscaldare.

Encerrado, ripete il tipo.
Si è prigionieri del tempo
e del vedersi passare
tra un mercato che chiude
e una bocca che si dischiude
al primo latte,
incerti del destino ma sempre
in quell’istante che approssimandosi
all’altro non ha segreti
e del passante mostra il mento
o la nuca finché non lo perdi di vista.
Anch’egli ha un orario di chiusura,
sempre aperto è l’amore
del quale nessuno ha voglia di dire
encerrado, nessuno che lo desideri.
Se ne abbia o meno,
per quel che c’è di prezioso,
in esso, per il solo volerlo
e per l’acqua che getta alla radice morente,
nessuno desidera mai inutilmente.”

dulce-pontes-onlineDulce Pontes, pp.97-99
“Di quei giardini a balze
dove copiosi sono i velluti,
lontano il carme della tristezza,
ridesta la prima erba,
acceso il rigoglio
che il sole annuncia in ogni germe,
lassù vola il suo canto
e dietro viene un corteo
di placidi insetti
che fanno di aure stremate
un respiro carnale.

Canta, Dulce – e annega
il sangue lento
in trionfali stupori
da cui si sciolgono, àuguri,
pensieri che vibrano, accelerati
dalla voce che splende
e che per lungo tempo restano
accaldati e forti..

O voce inastata a bandiere
che passano con altri emblemi
della reconquista lungo la cremagliera,
canto corale d’usignolo
che indora e liquefa la canna del fucile
– dei giovani sei il polline
che danza e acceca,
dei vecchi la droga
e il luminare d’altra spelonca
più lustra.
A me dilati la speranza
che ogni sforzo sarà frutto.

Di lei l’inventario delle tonalità
parla come di ciò che illustra
la potenza del frumento,
la virtù accaldata
che è della gola ebbra
e del cuore torrentizio,
del canto che scioglie le briglie
alla lusinga
e ne riempi i fianchi,
le labbra..

Ai miei vecchi compagni d’arte
dico che là dove si canta
l’amore per l’Avvenire rompendolo
dal sogno o dalla roccia,
là c’è Dulce
disancorata dai timidi altari,
dalla Prudenza,
al galoppo verso Belem
ch’è forte bianca e armoniosa
– senza rughe
come le torri e le rondini
al loro primo grido.”

Vito Ventrella, INCONTRI A LISBONA, Amazon, s.d., pp.1-109

lisbona

Pousada Palacio de Estoi”R. de São Jose, 8005-465 Faro, Portogallo Telefono: +351 21 040 7620

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Telefono: +351 21 040 7620

 

 

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