Quando passano su mezzi rombanti

Vito Ventrella

Quando un’auto passa rombando e suonando all’impazzata sotto casa, non prego che vadano a sbattere contro un palo o un solido muro, ma se dovesse succedere sarei in pena per le loro madri infelici che li devono raccogliere col cucchiaino e se li devono piangere per stolti che siano.
Penso ai carabinieri, vicinissimi, ma mi chiedo come fanno a fermarli prima che si allontanino scaraventando la loro stupidità nel buio della notte – ché succede quasi sempre di sera; provo ad immaginarmela questa loro sera e la trovo contorta come un immensa lamiera caduta dal cielo, una sorta di carlinga solitaria che viaggi da sola con dei piloti pazzi votati alla morte – finora, ad onor del vero, non si è mai visto un pilota ubriaco, quella è gente responsabile, fa sul serio, non picchia la sera (fragile come fanciulla)con suoni assurdi, con boati assordanti che parlano solo di un ATTACCO!
Sì, io mi sento attaccato, e credo tanti altri, anche i meno sensibili ai rumori e alle foglie, sì, credo che il problema sia proprio questo, generazioni di ragazzi che non sanno cosa sia il linguaggio degli alberi, da bambini hanno sentito parlare solo di orchi da genitori desiderosi di zittirli, e loro sono cresciuti credendo di avere le divise giuste non per guidare un’auto ma per scassare le palle.
Piccoli palloni gonfiati che si sgonfiano non appena attraversano la porta di casa al buio e trovano un genitore col pugno chiuso che cade come un maglio sulla nuca se per poco gli è capitato di udire la musica celestiale del suo piccolo…
È chiaro che i rumori si trasmettono di padre in figlio, chiaro che i figli tendono a riepilogarli e a rimetterli in onda come delle scimmie – aumentando il volume quanto più indifesi e stupidi, sì, i voluminosi o i voluminari, come vogliamo chiamarli, sono di solito delle bestioline smarrite che si ritrovano, si riconoscono nella selva dei volumi che distruggono l’identità, quale che sia. Nella mancanza di identità che non sia la sonorità senza concerto, ritrovano se stessi, il loro Es.


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