Joseph Roth, EBREI ERRANTI

ebrei yemeniti

ebrei yemeniti

di Beppe Ottone

Joseph Roth (1898-1939)

“In questo libro appassionante, un reportage che non sapeva d’essere un’ultima celebrazione d’una grande civiltà alla figlia della sua scomparsa, Roth ci parla di quegli ebrei orientali ai quali egli stesso apparteneva..”: retro di copertina.

p.40 “..Era un giorno d’autunno inoltrato quando m’incamminai per fare visita al rabbino. Un giorno ancora caldo d’un tardo autunno orientale, carico di grande mestizia e dorata rassegnazione. Mi levai alle cinque del mattino, le nebbie s’alzavano umide e fredde, sul dorso dei cavalli in attesa correvano, visibili, dei brividi.Sedevano con me, nel carro dei contadini, cinque donne ebree. Portavano fazzoletti neri di lana, sembravano più vecchie di quanto fossero in realtà: sul corpo e sul volto portavano impressi i segni del dolore. Erano venditrici ambulanti, portavano pollame nelle case dei signori e vivevano di magri guadagni. Avevano tutte i figli piccoli con sé. Dove avrebbero potuto lasciarli, i bambini, dato che quel giorno l’intero vicinato si recava dal rabbino? Arrivammo alla piccola città del rabbino con il levare del sole e vedemmo che molti uomini erano arrivati prima di noi… Davanti alla casa del rabbino stava un ebreo dai capelli rossi, il maestro delle cerimonie che tutti assillavano con suppliche, maledizioni, banconote e spintoni, un uomo di potere che non sapeva cosa fosse la clemenza e respingeva, con calibrata rozzezza, sia i supplici che gli insolenti. Certo, capitava ogni tanto che prendesse del denaro da alcuni e però non li facesse entrare, che dimenticasse da chi aveva ricevuto il denaro o comunque facesse finta d’averlo dimenticato..Mi rivolsi a quest’uomo con un cenno, sicuro che m’avrebbe capito. Significava: si tratta di qualcosa di molto particolare e possiamo parlarne a quattr’occhi. Scomparve. Sbatté la porta, la chiuse a chiave e mi venne incontro spartendo la folla dei presenti. – Sono venuto da molto lontano, non sono di queste parti e desidero parlare al rabbino. Ma non posso darvi molto denaro.-..In una stanza disadorna il rabbino era seduto a un tavolino davanti a una finestra che s’affacciava in un cortile e teneva la mano sinistra appoggiata sul tavolo, aveva capelli neri, una barba nera e corta e occhi grigi. Il naso sporgeva con vigore dalla faccia, come per un’improvvisa decisione, e diventava all’estremità leggermente piatto e largo. Le mani erano magre e ossute, le unghie bianche e appuntite. Con voce robusta s’informò dei miei desideri, mi guardò di sfuggita per poi volgere lo sguardo verso il cortile. Dissi che avrei desiderato vederlo e che avevo sentito molto parlare della sua intelligenza. – Dio è intelligente! – disse guardandomi nuovamente. Mi fece cenno d’avvicinarmi al tavolino, mi dette la mano e col tono cordiale d’un vecchio amico mi disse: – Buona fortuna! -..

Alcune settimane dopo celebrarono la festa della Torà ed ebbi modo di vederli ballare..I chassidim si prendevano per mano, danzavano in circolo, rompevano il cerchio e battevano le mani, gettavano a tempo la testa a destra e a sinistra, afferravano i rotoli della Torà, li facevano volteggiare nel cerchio come fossero ragazze e poi se li stringevano al petto, li baciavano e piangevano di gioia. Si avvertiva in questa danza un piacere erotico. Mi commosse profondamente vedere come un popolo intero offriva al suo Dio la gioia dei propri sensi, faceva del libro delle leggi più severe la propria amata e non distingueva più fra il desiderio fisico e il piacere spirituale, di cui anzi faceva tutt’uno. Era la loro una fervida passione, la danza un servizio divino e la preghiera un eccesso dei sensi..

Avevo già visto come perdevano coscienza perché immersi nella preghiera. Fu il Jom Kippur..E’ spaventoso sapere che in questa città oggi e domani nessuno mangerà né berrà. Tutti ad un tratto si sono trasformati in spiriti e hanno le proprietà degli spiriti. Ogni piccolo merciaio è diventato un superuomo dal momento che oggi vuol raggiungere Dio. Tutti allungano le mani a Lui, per afferrare un lembo delle Sue vesti. Tutti, senza distinzione: i ricchi sono poveri quanto i poveri, perché nessuno ha niente da mangiare. Tutti sono peccatori e tutti pregano. Un delirio li coglie, ondeggiano, strepitano, sussurrano, si fanno male, cantano, invocano, piangono; pesanti lacrime scorrono sulle vecchie barbe e la fame è scomparsa dinanzi al dolore dell’anima e all’eternità delle melodie che l’orecchio in estasi percepisce..”

p.54
“Mi riesce difficile parlare dei proletari ebreo-orientali. Non posso fare a meno di rivolgere a gran parte di questo proletariato il pesante rimprovero d’esser ostile alla sua stessa classe, e se non ostile, quanto meno indifferente. Nessuna delle molte e ingiuste accuse che in Occidente vengono mosse agli ebrei orientali è tanto ingiusta o assurda come quella d’essere dei sovvertitori dell’ordine, ossia dei ‘bolscevichi’, come li chiamano i piccolo-borghesi. L’ebreo povero è il più conservatore di tutti i poveri della terra. Egli è anzi una garanzia per la conservazione del vecchio ordinamento sociale..Soltanto gli ebrei operai hanno una loro consapevolezza proletaria. Esiste qui un socialismo dalle molte sfaccettature..Sono uomini ingenui, commoventi, d’una forza fisica quasi inverosimile per degli ebrei. Equiparabili ad essi per grado sociale sono gli imballatori, i facchini e ancora tutta una serie di uomini che vivono di lavori occasionali – ma che comunque lavorano. Sono persone sane, coraggiose e di grande buon cuore. In nessun altro la bontà è tanto vicina alla forza fisica e la rozzezza tanto lontana dalla grossolanità come nel lavoratore occasionale ebreo..”

p.65
“ Qual’è la differenza fra un venditore ambulante e un venditore a rate? Quello vende per denaro contante e questo dietro pagamento rateale. Quello ha bisogno d’un piccolo ’giro d’affari’ e questo d’un giro più grosso. Quello si sposta soltanto con la ferrovia suburbana e questo anche con la ferrovia principale. Da quello non verrà mai fuori un vero commerciante, da questo può anche darsi di sì. Il venditore a rate non è concepibile se non in un’epoca di valuta stabile. La grande inflazione ha reso la vita impossibile a tutti i venditori a rate, che sono diventati commercianti in valuta..Soltanto in minima parte i piccoli commercianti in valuta sono diventati ricchi. La maggior parte di loro sono ridiventati quello che erano un tempo: poveri venditori a rate..Che cosa può diventare altrimenti un ebreo orientale? Se è un operaio le fabbriche non lo prendono. Ci sono già tanti disoccupati nella zona. Ma se anche non ce ne fossero – nessuno mai assumerebbe uno straniero neanche se cristiano, figuriamoci se si tratta d’un ebreo..Ci sono anche degli artigiani tra gli ebrei orientali. Nella Leopoldstadt e nella Brigittenau vivono molti ebrei orientali che fanno il sap uomo. Gli ebrei sono sarti di talento. Ma c’è una bella differenza tra avere un locale, un ‘salone di moda’ nel primo distretto, magari nella Herrengasse, o avere invece un laboratorio nella cucina d’una casa nella Kleine Schiffgasse. Chi volete che ci vada nella Kleine Schiffgasse? Chi non è costretto ad andarci preferisce tenersene alla larga. La Kleine Schiffgasse puzza di cipolle e di nafta, di aringhe e di sapone, di sciacquatura di piatti e cianfrusaglie domestiche, di benzina e stoviglie, di muffa e dolciumi. Bambini sudici giocano nella Kleine Schiffgasse. Alle finestre aperte sbattono i tappeti e si arieggiano i letti. Piume nuotano nell’aria. E’ in una strada del genere che abita il piccolo sarto ebreo. Ma fosse soltanto la strada! la sua casa consiste in una camera e cucina. E in base alle leggi imperscrutabili con le quali Dio governa la sorte degli ebrei, un povero ebreo orientale ha sei e più figli, ma solo raramente un aiutante. La macchina da cucire fa molto baccano, il ferro da stiro è appoggiato sulla spianatoia della cucina e sul talamo nuziale egli prende le misure. Chi volete che vada a cercarlo un sarto del genere? Non ‘campa’ certo ‘coi soldi degli indigeni’, il sarto ebreo orientale. Non ruba di sicuro i clienti al sarto cristiano. Sa tagliare, fa un ottimo lavoro. Fra vent’anni avrà forse un vero e proprio salone di moda nel primo distretto, magari nell’Herrengasse. In tal caso, però, vorrà dire che se lo sarà guadagnato onestamente. Neanche gli ebrei orientali sono dei maghi. Le mete che raggiungono costano fatica, sudore e sofferenza..”

p.94
“Sebbene il numero consentito di emigranti dall’Oriente sia già stato più volte superato, e sebbene i consolati americani pretendano un numero di documenti che non sono richiesti da nessun altro consolato al mondo, ciò nonostante molti ebrei
emigrano in America. L’America è il futuro. L’America significa libertà. Tutti hanno in America qualche parente..Sono proprio loro i leggendari cugini degli ebrei orientali di oggi. Laggiù i disertori d’un tempo sono ricchi, o quanto meno agiati commercianti.. Il vecchio Dio degli ebrei li ha protetti. Ha premiato la loro avversione al militarismo. Questo cugino che vive in America è l’ultima speranza d’ogni famiglia ebreo-orientale..”.

errantiJoseph Roth, EBREI ERRANTI, @ Berlino, ‘Die Shmiede’, 1927, traduzione di Flaminia Bussotti,Milano, Adelphi, 1985, pp.1-132

p.11  Premessa
p.13  Ebrei orientali in Occidente
p.31  La cittadina ebraica
p.59  I ghetti occidentali
p.59  Vienna
p.71  Berlino
p.82  Parigi
p.94  Un ebreo va in America
p.105  La situazione degli ebrei nella Russia sovietica
p.115  Postfazione
p.117  Introduzione alla nuova edizione


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