Lucio Mastronardi, IL MAESTRO DI VIGEVANO

lucio-mastronardi_5036di Beppe Ottone

..“Lucio Mastronardi pare testimoniare con questo romanzo una carica ben più aspra di tutti gli ‘angry young men’..Qui siamo tra le categorie che il ‘miracolo economico’ non tocca, come i maestri elementari, che continuano a sperare nelle promozioni di qualifica, nella pensione, negli scatti del ’coefficiente’, in mezzo a un mondo sempre più avido di benessere e frettoloso..Il libro sotto le sue rozze spoglie ha una coerenza di struttura molto solida, e vi corre dentro un accento umano che è tutto fuor che cinico, ma di profonda sofferenza e di pietà.”: risvolto di copertina.

p.147
“Sta per cominciare il nuovo anno scolastico. Sarebbe il mio ventesimo anno di scuola, ma in effetti è come se fosse il mio primo anno! Stamattina sono andato a scuola: vi era la divisione degli alunni. A me sarebbe toccato,fra gli altri, un figlio d’industriale. – Ci stai a cambiarlo con tre figli di artigiani? mi domandò Amiconi. – Cosa? – Tu passi a me il figlio dell’industriale, io ti passo tre figli di artigiani! – Non ci sto, – dissi. Quindi mi venne incontro il collega Cipollone: – Il tuo figlio d’industriale, io ti passo tre figli di artigiani! – Non ci sto, – dissi. – Il tuo figlio di industriale in cambio di due figli di piccoli padroni e del figlio d’una…buona donna! – Il figlio dell’industriale me lo tengo, – dissi. Arrivò in quella la collega Rapiani: – A me tutta la feccia, – urlò. – Non è giusto che Mombelli abbia tutti figli di ricchi e io tutta la feccia! – Io non ho figli di ricchi, – dissi. – Quanti ne ha di bastardi dell’istituto derelitti?- Due! – Io ne ho trentadue, – gridò quella. – Si arrangi! – Lei ci ha però quindici figli di artigiani, un figlio d’industriale, tre figli di commercianti; non è giusto; facciamo metà e metà. – I miei scolari me li tengo, – dissi. Intanto i colleghi si scambiavano gli scolari: il collega Filippi aveva ceduto un figlio d’industriale in cambio di quattro figli di artigiani; il collega Pagliani aveva scambiato due figli di artigiani in cambio di due figli di mamma. – Io ho un figlio di artigiani; sono pronto a scambiarlo con due figli di operai, – urlò Cipollone. – Ci sto, – dissi. – Ma questi sono operai di terza categoria, io dico operai di prima, – rispose. – Guardammo sui registri: ci avevo anche due figli di operai di primacategoria. – Cambio fatto capo ha! – urlò Cipollone. Poi si venne a sapere che quello non era figlio di artigiani, ma figlio d’un artigiano passato industriale. Lo disse Amiconi portando ‘L’Informatore Vigevanese’, alla voce Costituzioni Ditte. – Lo voglio indietro! – urlò Cipollone. Io feci il sorriso del furbone. – Ti accontento io, – gli disse Amiconi: – ci stai tre figli di quelle donne contro tre figli di operai! – Ma che me ne faccio dei figli di quelle donne, alla mia età! – Ma sai come sono generose quelle donne! Cipollone tornò da me: – Ridammi il mio figlio di artigiano industriale! – Cambio fatto capo ha, – dissi. Avevo tre bambini del Patronato, cioè poverissimi. – Chi li vuole questi tre bambini in cambio d’un oriundo ripetente e scemo? – domandai. Il collega Filippi mi disse di non fare il furbo. – Quelli sono iscritti al Patronato ma ci hanno la televisione, ci hanno! E uno ha pure la giardinetta, ha! Te lo dico io che ci ho fatto funzionare la mazza su quella giardinetta! -. Scambiai due bambini in cambio di uno ripetente e toccato. – Ci ha una sorella questo! – mi disse Filippi. – Puoi far funzionare la mazza bene! Tornò da me la collega Rapiani: – A che gioco giochiamo? Qui non c’è un povero: o me ne lasci almeno dieci oppure lo dico al direttore! – Dio me li ha dati, guai a chi me li tocca, – urlai. La collega Rapiani disse che contava fino a tre. – La cambia? – No! – Ci sta a cambiarli? – No! – Per l’ultima volta. – Cara piccina, no! La collega Rapiani urlò e arrivò il direttore. – Insomma, signor direttore, è giusto che il collega Mombelli abbia trenta bambini abbienti e io quaranta non abbienti? – Quieta non movere et mota quietare, – disse il direttore. Nel corridoio seguitavano gli scambi. – Io ho la figlia di una di quelle donne; vent’anni ha la madre. Ma alla mia età, preferisco il figlio d’un macellaio, – disse Amiconi. Ce l’ho io il figlio del macellaio! – disse Filippi. – Facciamo scambio? – E dài! Poi Bragaglia disse: – Ho il figlio d’un industriale: lo scambio con due figli di operai! – A me! A me! A me! – gridarono diversi. – Bragaglia, ti do due figli di tecnici di prima categoria, in cambio! – disse Cipollone – Accetto! Fatto lo scambio, Bragaglia rise: – E’ così avaro quell’industriale! – Ridammi i miei due figli di tecnici! – urlò Cipollone. Nel mio registro figurava un figlio di N.N. dell’istituto derelitti. – Me lo passi? – mi disse Amiconi. – In cambio ti dò il figlio di un artigiano siu! No! – dissi.. – Ma è un bastardo! -disse Amiconi. – Me lo tengo! Credi che non sappia che è figlio naturale d’un grande industriale? Mi ero preparato una bella scuola di piccola, media e alta borghesia. Stavo contemplando il registro, allo schema ‘professione del padre’. Arrivò il direttore. – Signor maestro, ella cederà la sua scolaresca alla mia signora. Ella sarà a disposizione della direzione. – Va bene, signor direttore, – dissi. – Sono stato nominato ispettore! – Gruppo A. Coefficiente 3250! – borbottò Amiconi. L’ispettore guardò il mio registro e scosse la testa: – Con le aneliate non ci siamo ancora! – sospirò..”

p.217
“..Domani verrà la Drivaudi a prendere la risposta definitiva per Rosa. Due stipendi del coefficente 202 fanno uno stipendio di gruppo A. Con uno stipendio una persona vive male; con due stipendi, due persone vivono bene. Una pasta! Un cuore! Figlia unica, lo stipendio, il maiale. Devota, morale, buona. Una pasta! Coefficente 202! Come avere trenta milioni in banca. Mentre m’addormento penso che finirò per sposarmi!”

donLucio Mastronardi, IL MAESTRO DI VIGEVANO, in sovracoperta: Morris Hirschfield, Donna allo specchio, Torino, Einaudi, 1962, pp.1-219

 

 

 

 

 

 

il-meridionale-di-vigevano-lucio-mastronardiLucio Mastronardi, IL MERIDIONALE DI VIGEVANO, in sovracoperta: particolare d’un quadro di Andrea Mozzali, Torino, Einaudi,1964, pp.1-184

p.7  Il meridionale di Vigevano

p.175  Glossario

Altro bel romanzo di Mastronardi. 

“il protagonista è un povero e candido meridionale, impiegato delle poste in una cittadina lombarda, e perciò fatto oggetto d’un’interessata simpatia da parte degli avidi industrialotti..Swiftianamente spietato è stato sempre lo sguardo di Mastronardi su quel campione d’umanità che sono per lui i ‘vigevanesi’, :‘padroncini’ od ‘operari’, maestri o scolaresca, tutti bollono nello stesso infernale calderone. Dovrebbero far eccezione i ‘meridionali’? E’ naturale dunque che anche i ‘meridional’ siano presentati con gli stessi neri colori degli indigeni  e non si guardi tanto per il sottile neanche nel dar credito a luoghi comuni e abusati clichés..”: risvolto di copertina.

Edizioni Independently publihing p. 101 euro 7,95 https://www.amazon.it/

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