Senza coso

“Ma cosa diavolo è quel coso?”. Durante una spedizione scientifica fanno un avvistamento eccezionale. Lo hanno chiamato il “pesce senza faccia”, nessuno ne vedeva uno dal 1873. Vive negli abissi dell’oceano, nasconde dei segreti (biologici) interessanti

Vito Ventrella

Una donnina sui sessanta, piccola, magra, vestita come una caramella masticata – è la Lei di un tipo che se ne sta fuori della farmacia ad aspettarla, anche lui piccolo, minuto capelli bianchi, fresco di inesperienza, come tanti tipi sbattuti da giovani tra un cantiere e l’altro, poi disoccupati, poi occupati, poi disoccupati, poi sposati, occupati a fare altro, a capire alcune cose, a non capire tante altre, ché la fanno sempre più difficile con questi computer – ma chi ce l’ha mai avuto un computer? E per farne cosa, i compiti? Meno male che c’è lei in casa, piccola ma tosta che mette alla porta tutti gli sfaticati che chiedono l’elemosina per darla a S. Nicola o S. Rocco – ci mancava soltanto che arricchissero i santi.

E questo è quello che fa il paradiso, li disorienta non poco questi esserini umanissimi promettendo frutti a gogò se fanno i buoni. Mentre lei si sloga i polsi alla cucina.

Eh? Lui non sa fare quasi nulla, – ma la sua ragazza non era soltanto un parrucchino quando lui era soltanto una mezza cravatta annodata male – è facile ridere di queste figure ma sono le foglie dello stesso alberello che sotto casa ha sporto i suoi rami più a destra che a sinistra – cioè più di qua che di là, dove gli stronzetti si arricchiscono dietro i sinistri e i destri

Ed è sempre lei che ha male al pancino, prende muscopan, in farmacia chiede se ha fatto bene. E qui, male non fa. Ma è meglio consigliarsi. La foglia oggi, dopo tanti anni di equilibrismi nel vento, esce dalla farmacia.

– Beh? – le fa lui, – te l’hanno misurata la febbre?

– No, non hanno il coso – dice lei, cosale cosale.


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