Simulazione di un approccio respinto

respingeNel caso Yara, una signora di Brembate di Sopra dice di aver udito delle grida provenire da un furgoncino bianco che le passava davanti la sera in cui la ragazza non è più tornata a casa. Soffermiamoci su di un approccio che non fotografa necessariamente quello di Yara.

Lui: – Dai, sali, dobbiamo solo parlare.
Il potere di queste paroline che sembrano ininfluenti è tremendo. “Dai” è la sollecitazione che spesso ci auguriamo ci venga rivolta per sciogliere le riserve, fugare i nostri dubbi. Ci ancoriamo a delle paroline che hanno portato avanti tante storie, ne siamo convinti. Non c’è nulla in quella parolina che lascia sospettare una storia dannata, un tragico epilogo quella stessa sera. In realtà, l’invito a salire in macchina potrebbe essere ancora un innocente invito.
Lei esita, poi, ma sì, pensa: – E va bene, ma solo per questa volta. Facciamo presto, – dice e sale in macchina.
Via.
“Solo per questa volta” è una frasetta venata di ipocrisia, la si dice per far intendere che si è fin troppo condiscendenti, ma per una sola volta va bene. La frase che invece impegna entrambi è “facciamo presto”, come per dire che se tutto si dovesse risolvere in poco tempo, andrebbe bene qualsiasi cosa. Se lui la intende in questo modo, va tranquillo. Al tempo che impiega non ci pensa più. Pensa solo che ha avuto una sorta di permesso a dire, fare, agire.
Dopo un po’ di strada: – Dove stai andando?
– Conosco un posto dove possiamo stare tranquilli.
Lo starsene tranquilli in un posto evoca l’ozio, la sospensione delle preoccupazioni da cui siamo assaliti. È possibile che il ragazzo non menta, che desideri anche egli sentirsi tranquillo, togliersi di dosso l’ansia che gli procura l’approccio e che cerchi il posto dove ciò sia possibile. Anche se la parola “tranquillo” è stata usata in altri contesti, (un tranquillo weekend di paura), nei dialoghi con la ragazza (soprattutto nei primi) viene recuperato il senso primigenio delle parole per non fraintendersi, e perché si fa prima a capirsi. La lingua ha un rumore di fondo. Se si riesce a farlo affiorare si diventa più rassicuranti.
Difficile fermare uno che guidi verso un posto tranquillo. Lei non ci pensa neanche. Guarda davanti a sé e ai lati della strada gli alberi che ci si lascia alle spalle, una progressione di immagini che non può essere troppo lunga. Se questa sequenza di immagini dovesse durare più a lungo di quanto ci si aspetta, c’è il rischio di scomodare in sé il senso del “viaggio” invece della percezione di un relativo spostamento cui ci eravamo preparati.
Raggiungono il posto. Vi si accede per una strada sterrata, non si vede granché, alle sei e mezza è già buio d’inverno. Lui spegne il motore, sta fermo qualche secondo, incomincia a toccare la ragazza.
– Fermo. Avevi detto che era solo per parlare. Dimmi cosa hai da dire.
Un bravo ragazzo finge di credere a ciò cui non crede nemmeno lei. Un delinquente narcisista si fa subito più insistente. Adesso dipende anche da come lei dice di tenere le mani a posto che la cosa non degeneri. Se ha un tono distaccato, “sta fermo, dai”, se finge di pensare ad altro, come se ciò che chiede il ragazzo è una cosa da farsi comunque, ma non subito, quella stessa sera, se lei la mette così, – stasera no, – è possibile che il ragazzo, avuta la certezza che lei, in macchina con lui, ci va, decida di aspettare e rispettare la ragazza.
Lui non si ricompone.
Lei: – Smettila!
Questo è il tono che dà sui nervi. Il ragazzo ha uno sguardo torvo. Sono soli, sono al buio. Lontani dal centro.
– Smettila un corno! Non t’ho fatto ancora niente!
Lei capisce che non la molla e incomincia ad averne paura. Si pente d’averlo seguito. Tenta di sfuggirgli. Esce dall’auto. Lui prende qualcosa dall’auto e la rincorre, non ragiona più, sa solo che deve fermarla e che per fermarla deve anche colpirla, mostrarle tutta la ferocia di cui è capace. Lei non può sfuggirgli, se è furba e se ha scansato il suo primo colpo, gli dice:- Va bene, va bene, basta, farò tutto quello che vuoi…- così prende tempo, lo lascia fare, gli si attacca, cambia atteggiamento, diventa dolce, comprensiva, con la speranza che, fatto l’amore, lui non pensi più a farle del male. Se invece la ragazza non dice nulla, non parla, se pensa solo a sfuggirgli, è possibile che soccomba sotto i suoi colpi.
Dipende dal tipo che ha davanti. Ma che si tratti di un ragazzo o di un uomo le cose non cambiano molto. Se è un fifone e teme che lei possa denunciarlo, la metterà a tacere. Un ragazzo puerile non le perdonerà il rifiuto. La provocherà in modo da poter reagire pesantemente. Se si tratta di un maniaco, la sua paura lo colmerà di piacere e gli faciliterà il compito.
Il tempo in cui una ragazza era libera di starci o meno una volta che era andata all’appuntamento, non esiste più. Non c’è più l’uomo che, mugugnando, le riconosceva questa libertà. Arrivo perfino a dire che l’uomo ignorava si potesse uccidere una ragazza per un approccio respinto.


Modugno 7.3.2011 Vito Ventrella

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